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Il Principe Felice...ma non ho la spada e gli occhi di zaffiro... December 13 Perchè si passa solo se il cuore è più leggero di una piuma...E' passato quasi un anno, e forse provvidenzialmente, me ne ritrovo qui alla fine e alla vigilia dei miei 21 anni.
C'ho provato, a scrivere c'ho provato più d'una volta e poi inesorabilmente chiudevo: è che forse quando c'è troppo da dire poi ci si ritrova col confondere tutto ed ordinarlo per iscritto diventa impossibile.
Lasciai augurandomi di cambiar qualcosa prima dei 21 anni, e l'ho fatto!
Da dove iniziare?!
Inizio dal diploma; da quel sospirato diploma che sono riuscito a prendere, passo all'università a cui sono riuscito ad iscrivermi ed arrivo alla città in cui forse mi trasferirò.
E così tutto prende forma, ed io, leggero come una piuma, leggero; anche se qualcuno sostiene che sono pesante, di quelle pesantezze, però, che fanno piacere; a Roma ci sono arrivato, iniziando una nuova vita: fatta di esperienze, di scoperte e di tessere sconto...
Cambio vita mentre la mia Italia ritorna al buio berlusconiano; cambio vita ritornando alla macchina di mamma e ritornando nella mia grigia Colleferro ogni sera; cambio con fatica, ma alla fine cambierò.
E lo faccio con la silenziosità di una piuma che si appoggia sul mio polpaccio.
Cambierò, cambierà, ne sono sicuro...
E aspettando che la piuma si appoggi, io me la tatuo...
Così, solo per non far vedere che ti ho abbandonato, ma in realtà tutto rimane confuso...
(Ascoltando Roberto Vecchioni - "Figlio, figlio, figlio") January 09 Parlando del tempo che passa...A quest'ora, vent'anni fa, stavo per nascere.
Il punto di non ritorno: da lì partì ed ancora continua.
"Perchè questa è l'età dei PER SEMPRE e dei MAI PIU'."
Scrissi qualchè giorno fa sul libro da regalare per Natale alla mia Gneppa.
L'età dell'energia immancabilmente canalizzata male, l'età con la forza e la speranza per poter cambiare il Mondo.
L'età dove ogni anno è come 10 vite, la fretta disperata nel crescere; e poi crescere e capire che 10 vite non possono bastare.
L'età dove le emozioni sono forti come l'acciaio e fragili come il cristallo, insieme.
Come l'amore che soffia forte coi venti di Scirocco in quelle estati che segnano, e svanisce con la Tramontana negli inverni della vita quotidiana.
E così tutto viene alterato nel tempo di questi vent'anni: gli amici incontrati, quelli persi e quelli ritrovati, quelli che scopri col tempo e quelli che col tempo se ne vanno.
Questi vent'anni non dovevano esser così, ma lo sono e me ne faccio una ragione.
Ho vent'anni però, ed in fin dei conti non suona neanche tanto male.
Auguri Fra.
[Ascoltando "Lettera" - Francesco Guccini] December 11 Opere e i giorniDa bambino ero solo denti, capelli e voce, che si faceva debole alle volte... quando mi mettevano soggezione.
Ora sono ancora solo denti, capelli e voce, ma con un pò di barba in più, con gambe più lunghe, lunghissime, utili quando si fa il cameriere.
Prima avevo le macchinette della Burago: Dodge Viper rossa, bella bellissima sulla mensola nella mia vecchia cameretta.
Ora la macchina ce l'ho vera, più modesta della Viper rossa, ma con la differenza che questa la devo ancora iniziare a pagare.
Prima piangevo per i films; e Dio! quant'era bello poter piangere solo per i films.
Prima mio nonno era vivo e mi faceva bere il "vino per i bambini", scoprii tardi che era succo d'amarena.
Prima è passato, ed il Passato, si sa, non torna.
Quando penso a cosa sono diventato mi rendo conto che sono esattamente come volevo essere e che non vorrei essere nessun altro.
Se vi permetto di starmi vicino è perchè vi voglio bene o perchè voi ne volete a me.
Ma leggete i miei occhi, nel nocciola delle pupille, vi accorgerete di ciò che non va.
Leggetemi gli occhi, vi prego: il mio mare è più chiaro di quanto immaginiate ed il mio mondo nasconde meno insidie di quelle che millanto.
Quando le mie parole non vi diranno niente, ascoltate i miei silenzi; nascondono un rumore assordante.
Me ne andrò, lo giuro.
E rinizierò daccapo, rinizierò dal "vino per i bambini" e mi sforzerò di non scoprire che si trattava di succo d'amarena.
Me ne andrò.
So che mi volete bene, ma a volte il sentirlo non basta.
[Ascoltando "C'è Tempo" - Ivano Fossati]
October 03 Post ad alto contenuto depressivo: Attenzione! Pensieri in libertà senza nessuna regola di grammatica o di logica.Ti ricordi quella sera? Doveva essere Dicembre, faceva freddo, avvolti nei piumoni, avevo ritagliato immagini dai giornali che trovavo, perchè dovevamo scegliere i mobili della nostra futura casa(?!).
Avevamo stipulato un decalogo da seguire per una civile convivenza: ti ricordi le feste tutte le sere, il cagnolino recluso nella mia stanza, i murales, e noi tre?
Ti ricordi Genova? Scelta fra mille perchè c'era il mare...
Vivevo di quegli affanni, vivevo per quell'energia.
Ed ora qui di Vita non trovo più niente; quelle pagine di giornale sono volate via, spazzate dal vento insieme a quei sogni, sfumate coi ricordi di quegli anni.
Ci giuravamo amicizia eterna; e così sarà perchè noi siamo legati anche se siamo lontani.
Ed ora tutto è diverso; e lo so che non verrai con me a Bologna, sarò solo, lo so.
Ma nei miei progetti c'eri anche tu, perchè era il nostro sogno.
Ma come cambiano le stagioni cambiano anche i Sogni, e quando io sogno Bologna tu sogni un isolotto.
E con un isolotto non posso competere, non voglio competere, perchè è il tuo sogno ed io non è ne ho mai fatto parte.
Il guaio è che mi sento solo, il guaio è che senza di te il mio sogno non sarà mai completo.
Ed io non mi rassegno, cazzo!
Da Bologna al tuo isolotto ci saranno chilometri impercorribili, ci sarranno ostacoli oggettivi: come la mancanza delle Poste per scriverci.
E se non ci sei sarà inutile andare lì; ma sai che ci andrò lo stesso(?).
No, non ci credi. Eppure devo farlo perchè qui ci morirò, altrimenti.
Ed io piango, piango come non succedeva da tempo, piango per rassegnazione.
Ma io e te siamo legati, cazzo!
Ti voglio bene, e te ne vorrò sempre
[Ascoltando "Se tornerai" - 883]
September 16 Quasi vent'anni"Ma ti rendi conto che abbiamo vent'anni?!"
"Già, sono come te li aspettavi?"
A vent'anni dovevo star all'Università; lontano da qui, lontano da certe assurde battaglie, lontano da certa assurda gente, e lontano da un'assurda mentalità.
"A vent'anni sono ancora qui e forse non me ne andrò mai". September 03 Tanto per direIn realtà, non ho di che scrivere, nulla da poter raccontare...
Passavo per caso, per un saluto...
Nulla va bene, tutto nella norma.
Sono forte... ma non indistruttibile(ndr.). August 03 Lettera a un bambino appena nato"E ti diranno parole, rosse come il sangue, nere come la notte;
ma non è vero, ragazzo, che la ragione sta sempre col più forte...
...Sogna, ragazzo sogna..."
Ciao piccolo William,
benvenuto.
Sei nato col Sole, d'estate.
Sei nato tuo malgrado: perchè lì dentro stavi bene, perchè eri protetto, ed ora inizia la vera avventura...
Piccolo William,
disturbato da troppi suoni, amante della confusione, stordito da ciò che ancora non conosci.
"... chiudi gli occhi ragazzo, e credi solo a quel che vedi dentro,
stringi i pugni ragazzo, non lasciargiela vinta neanche un momento;
copri l'amore ragazzo, ma non nasconderlo sotto il mantello,
a volte passa qualcuno, a volte c'è qualcuno che deve vederlo...
...Sogna ragazzo, sogna..."
Le mani affusolate, delicate, da pianista...
Gli occhi vivaci, attenti, da detective...
Pochi ciuffi sulla testolina e un corpicino che non sta mai fermo.
Piccolo William,
spontaneo.
E' in te, piccolo uomo, che la Vita si mostra; in te che manifesta la sua forza!
In quegli occhi neri che ci sconvolge e ci ammalia.
Piccolo, come posso spiegarti la bellezza della Vita se tu ne sei il miglior esempio?
Come posso raccontarti il suo fascino, nonostante il dolore, l'odio, la cattiveria, e farti capire che essi fanno parte della Vita, senza intaccarla.
Potrò insegnarti ciò che so di questo Mondo, se lo vuoi; e chissà, magari imparare da te quello che io ancora non ho capito.
Vorrei rassicurarti sugli uomini: imparerai ad amarli, a proteggere chi non ne è in grado, e a tutelare la loro libertà come il più grande dei tesori.
Lo imparerai.
Piccolo William,
vedrai le stelle e vorrai diventare astronauta, per conoscere l'affascinante infinito.
Scoprirai l'amore, e ti improvviserai poeta, per fissare ciò che non controlli.
Ti abituerai alla sofferenza, col tempo, e potrai insegnare agli altri come poterla affrontare.
Capirai, Cucciolo, che il vero segreto è l'imparare dall'esperienza, per poter poi continuare a sbagliare.
William ho provato a spiegarti cos'è questo fenomeno che chiamano Vita; un giorno farai lo stesso e scoprirai quant'è difficile.
Infine ti confesso, piccolo Shakespeare, che da te mi aspetto grandi cose.
So di poterci contare.
"... Lasciali dire che al mondo quelli come te perderanno sempre;
perchè hai già vinto, lo giuro, e non ti possono fare più niente; passa ogni tanto la mano su un viso di donna, passaci le dita; nessun regno è più grande di questa piccola cosa che è la vita... ...Sogna, ragazzo, sogna..."
Benvenuto, e buona fortuna. June 17 Quando le parole non bastanoSilenzio.
Quasi fosse per rispetto.
Silenzio.
Ma la testa mi scoppia.
Silenzio.
E voglio rumore.
Sssssh!
Silenzio! E continuare a ridere.
Dite qualcosa?!
Ed invece, silenzio.
Parlo io.
Silenzio, please.
Silenzio.
Ma io e te parliamo lo stesso.
La chiave gira. Silenzio.
I cani abbaiano. Porca troia!
Forse non sei solo un'amica.
Silenzio? Non era esattamente ciò che mi aspettavo.
Silenzio.
Finalmente.
E quando piango?
Silenziosamente, ovvio.
[Ascoltando, in silenzio, "Il mio canto libero" - Lucio Battisti]
June 09 Acquerello di un GiugnoI gigli son sbocciati, le rose, alcune, addirittura sfiorite; e le prime carminie ciliegie allietano il mio palato...
Eppure il tempo sembra riportarci all'Inverno: pioggie torrenziali, sere avvolte dai maglioni, e la mia auto perennemente invasa dall'aria calda ( ma io son sempre esagerato, lo so).
Il cielo si è dimenticato dell'Estate ed io insieme a lui.
Ma io non mi accontento mai, io.
Io che sono comunque insofferente, io.
Io che "il grigio è meglio del nero, ma mi deprime", ed io ora vedo solo grigio.
Potrei scaldarla quest'Estate, potrei, perchè dentro ho il fuoco, ma non riesce ad uscire e allora mi brucia.
E quando tutto va male, ti aggrappi con tutta la tua forza a quello che speri vada bene... per poi scoprire che va male.
Per poi scoprire che era finzione, viltà, ed ancora menefreghismo.
A chi pensa che son troppo depressivo, forse noioso, e vittimista: è vero.
Questo blog nasce come valvola di sfogo, come specchio trasparente di me; nient'altro che un mio alter ego a cui affido, senza censure, ogni mio pensiero.
La mia vita; quella reale, fatta di suoni, profumi e di qualche raro contatto, è ben lontana da qui. Ci tenevo a sottolinearlo.
Sono distrutto, per l'ennesima volta; ma basta sapersi "ricostruire". May 21 IlPrincipeFeliceFinalmente mi son deciso ad omaggiare il personaggio che dà il nome a questo spazio. Ringraziando colui, Oscar Wilde, che scrisse questa perla della letteratura mondiale, tra le favole più belle mai scritte. Preda della rabbia e della delusione preferisco deliziarVI e deliziarMI con i versi di un vero artista. Il Principe Felice Nel punto più alto della città, su un'alta colonna, stava la statua del Principe Felice. Era tutto coperto di sottili lamine di oro preziosissimo, come occhi aveva due zaffiri lucenti, e un grande rubino brillava sull'impugnatura della spada. Era molto ammirato da tutti. "E' bello come una banderuola - notò un membro del Consiglio della Torre che si vantava di essere un esperto d'arte, - ma non è altrettanto utile" aggiunse, temendo che la gente potesse pensare che era una persona dotata di scarso senso pratico. "Perché non assomigli al Principe Felice? - domandava una mamma al suo bambino che era solito piangere per niente. - Il Principe Felice non si sogna neppure di piangere per qualcosa". "Mi fa piacere che ci sia qualcuno al mondo che è sempre felice" mormorò un uomo deluso dalla vita alzando lo sguardo sulla magnifica statua. "Sembra proprio un angelo" dissero i ragazzi della Carità mentre uscivano dalla cattedrale con le loro lucenti mantelline scarlatte e i lindi grembiulini. "Come lo sapete? - disse il Maestro di Matematica. - Non ne avete mai visto uno". "Ah, ma noi li vediamo, nei nostri sogni" risposero i bambini; e il Maestro di Matematica corrugò le sopracciglia e li guardò con molta severità, perché non approvava che i bambini sognassero. Una notte volò sulla città un piccolo Rondone. I suoi amici erano partiti per l'Egitto sei settimane prima, ma lui era rimasto indietro, perché si era innamorato della più bella Canna del fiume. L'aveva incontrata all'inizio della primavera mentre volava lungo il fiume inseguendo una farfalla gialla, ed era stato così attratto dalla sua esile figura che si era fermato a parlarle. "Posso amarti?" chiese il Rondone, a cui piacevano le maniere spicce, e la Canna gli fece un profondo inchino. Così volò più volte intorno a lei, toccando l'acqua con le sue ali, e formando leggeri increspature. Questo era il suo modo di fare la corte, e continuò per tutta l'estate. "E' una passione ridicola - squittirono le altre Rondini, - quella non ha denaro, ma solo troppi parenti". In verità il fiume era pieno di canne. Poi, quando arrivò l'autunno, le altre rondini volarono via. Dopo che le compagne se ne furono andate, egli si sentì solo, e cominciò a stancarsi della sua innamorata. "Non c'è conversazione - disse egli, - e io ho paura che sia una civetta, perché sta sempre ad amoreggiare con il Vento". E certamente, ogni qualvolta soffiava il Vento, la Canna faceva il più grazioso degli inchini. "E poi ha la stoffa della casalinga - continuò il Rondone, - mentre io amo viaggiare, e mia moglie, di conseguenza, dovrebbe viaggiare anche lei". "Vuoi venire con me?" le chiese alla fine; ma la Canna scosse la testa poiché era molto affezionata alla sua casa. "Ti sei preso gioco di me" gridò lei. "Io parto per le Piramidi. Arrivederci!" e volò via. Volò tutto il giorno, e di notte arrivò in città. "Dove mi poserò? - si domandò il Rondone. - Spero che la città possa ospitarmi". Detto questo, vide la statua sull'alta colonna. "Mi metterò là - disse ad alta voce, - è una posizione bellissima, ben esposta all'aria aperta". Così il Rondone scese tra i piedi del Principe Felice. "Ho un letto d'oro" disse tra sé, guardandosi attorno, e si preparò per dormire; ma aveva appena messo la testa sotto l'ala, che una grossa goccia d'acqua cadde su di lui. "Che cosa curiosa! - pensò. - Non c'è neppure una nuvola nel cielo, le stelle sono chiarissime e lucenti, eppure sta piovendo. Il clima nel nord dell'Europa è veramente capriccioso. La Canna amava la pioggia, ma il suo era puro egoismo". Poi un'altra goccia cadde. "A che serve una statua se non ti ripara dalla pioggia? - disse. - Devo cercare una cappa di camino" e si decise a volare via. Ma prima che aprisse le ali, una terza goccia cadde, ed egli guardò in su, e vide... ah! che cosa vide? Gli occhi del Principe Felice erano pieni di lacrime, e le lacrime scivolavano giù dalle guance d'oro. La sua faccia era così bella nella luce lunare che il piccolo Rondone si sentì impietosire. "Chi sei?" chiese. "Io sono il Principe Felice". "Perché allora stai piangendo? - continuò il Rondone. - Mi hai completamente bagnato". "Quando ero vivo e avevo un cuore da uomo - rispose la statua, - io non sapevo cosa fossero le lacrime perché vivevo nel Palazzo di Sans-Souci, dove alla tristezza non era permesso di entrare. Durante la giornata giocavo con i miei compagni nel giardino, e di sera mi lanciavo nelle danze nel Grande Salone. Intorno al giardino c'era un alto muro, ma io non mi sono mai preoccupato di chiedere cosa ci fosse al di là perché tutto quello che stava intorno a me era bellissimo. I miei cortigiani mi chiamavano il Principe Felice, e felice lo ero veramente, se il piacere significa anche felicità. Così io vissi e così io morii. E ora che sono morto mi hanno sistemato qui, così in alto che posso vedere tutte le brutture e le miserie della mia città, e sebbene il mio cuore sia fatto di piombo non posso far altro che piangere". "Che cosa? Non è solido oro?" disse tra sé il Rondone. Era troppo educato per fare osservazioni ad alta voce. "Lontano da qui - continuò la statua con una profonda voce musicale, - lontano, in una piccola via, c'è una povera casa. Una delle finestre è aperta, e attraverso essa posso vedere una donna seduta al tavolo. La sua faccia è magra e consumata, e ha mani arrossate e ruvide, che portano i segni delle punture dell'ago, poiché è una ricamatrice. Sta ricamando alcune passiflore sui guanti di satinche le più graziose damigelle della Regina indosseranno al prossimo ballo di corte. In un letto nell'angolo della stanza c'è un ragazzino ammalato. Ha la febbre, sta chiedendo qualche arancia. Sua madre non ha nient'altro da dargli che l'acqua del fiume, e è per questo che lei sta piangendo. Rondine, rondine, rondinella, le porterai il rubino dell'impugnatura della mia spada? I miei piedi sono fissati a questo piedistallo e non posso muovermi". "Sono attesa in Egitto" disse il Rondone. "Starai con me una notte, vuoi essere il mio messaggero? Il ragazzo ha sete, e sua madre è così triste..." replicò il Principe. "Non credo mi piacciano i ragazzi - rispose il Rondone, - l'estate scorsa, mentre volavo sul fiume, due ragazzi malvagi, i figli del mugnaio, lanciavano sempre i sassi contro di me. Non mi hanno mai colpito, naturalmente; noi rondini voliamo troppo bene perché ci raggiungano, e inoltre io provengo da una famiglia famosa per la sua agilità; comunque, è irrispettoso da parte di un ragazzo comportarsi in così". Ma il Principe Felice sembrava così triste che il piccolo Rondone ne fu dispiaciuto. "Fa molto freddo qui - gli disse, - ma io starò con te questa notte, e sarò il tuo messaggero". "Grazie, piccolo Rondone" disse il Principe. Così il Rondone prese il grande rubino dalla spada del Principe, e volò via con questo nel becco sopra i tetti della città. Passò vicino alla torre della cattedrale, con gli angeli di marmo bianco scolpiti. Vicino ad un palazzo sentì la musica di una sala da ballo. Una bellissima ragazza uscì sul balcone con il suo spasimante. "Che meraviglia le stelle - le disse lui, - meraviglioso il potere dell'Amore!" "Spero che il mio vestito sia pronto in tempo per il ballo di Stato - intervenne la ragazza, - ho ordinato che vi venissero ricamate alcune passiflore; ma la ricamatrice è così pigra!" Passò sopra al fiume, e vide le lanterne appese al bompresso delle navi. Passò sopra il Ghetto, e vide i vecchi ebrei che contrattavano tra loro, e pesavano il denaro sui loro bilancini di rame. Alla fine il Rondone arrivò alla povera casa e guardò all'interno. Il ragazzo si agitava nel suo letto per la febbre e la madre si era addormentata perché troppo stanca. Balzò dentro e lasciò il grande rubino sul tavolo, dietro al ditale per cucire. Quindi volò gentilmente intorno al letto, facendo leggermente vento al capo del ragazzo con le sue ali. "Che frescura - disse il ragazzo, - mi sento meglio" e cadde in un delizioso torpore. Quindi il Rondone tornò dal Principe Felice, e gli raccontò cosa aveva fatto. "E' curioso - notò il volatile, - ma ora mi sento abbastanza caldo, anche se fa freddo". "Senti caldo perché hai compiuto una buona azione" commentò il Principe. E il piccolo Rondone cominciò a riflettere fino a quando si addormentò. Pensare lo aiutava sempre a prendere sonno. Quando il giorno spuntò, egli volò lungo il fiume e fece un bagno. "Che fenomeno strano! - esclamò il Professore di Ornitologia, che stava passando sul ponte. - Una rondine in inverno!" e scrisse una lunga relazione sull'episodio per il locale quotidiano. La relazione ebbe grande risonanza e venne citata da tutti, tanto era piena di parole che nessuno capiva. "Questa notte partirò per l'Egitto" disse il Rondone pieno di entusiasmo davanti a questa prospettiva. Visitò tutti i monumenti della città, e si posò a lungo sulla cima del campanile. Dovunque egli andasse, i passeri si rallegravano, dicendosi l'un l'altro: "Che uccello strano, diverso dagli altri!". Così trascorse una piacevole giornata. Quando la luna spuntò, ritornò dal Principe Felice. "Posso farti qualche favore in Egitto? - gli domandò. - Sto partendo". "Rondine, rondine, rondinella - disse il Principe, - starai con me una notte di più?" "Mi aspettano in Egitto - rispose il Rondone, domani le mie amiche voleranno fino alla seconda cateratta. L'ippopotamo nuota tra i giunchi e su un trono di granito siede il dio Memnon. Tutte le notti guarda le stelle, e quando la stella del mattino brilla, egli lancia un grido di gioia, poi fa silenzio. A mezzogiorno i leoni dalla bionda criniera scendono a bere fino al bordo dell'acqua. Essi hanno occhi come berilli verdi e il loro ruggito è fragoroso come il rumore della cateratta." "Rondine, rondine, rondinella - disse il Principe, - lontano dalla città io vedo un giovane uomo in una soffitta. Egli è piegato sopra un tavolo coperto di carte, e in un grosso bicchiere al suo fianco c'è un mazzo di violette bianche e rosse. I suoi capelli sono castani e crespi, e le sue labbra sono rosse come una melagrana, e ha occhi grandi e sognanti. Sta tentando di scrivere una commedia per il Direttore del Teatro, ma fa troppo freddo per continuare ancora. Non c'è fuoco nel camino, e la fame lo fa barcollare". "Starò con te una notte ancora - replicò il Rondone, che aveva veramente un grande cuore, - gli porterò un altro rubino?" "Eh, non ho più rubini ora - sospirò il Principe, i miei occhi sono tutto quello che mi resta. Sono fatti di rari zaffiri, e vennero portati dall'India mille anni fa. Strappamene uno e portaglielo. Lo venderà a un gioielliere, e comprerà cibo e legna da ardere, così finirà il lavoro". "Caro Principe - disse il Rondone, - non posso farlo" e cominciò a piangere. "Rondine, rondine, rondinella - insistette il Principe, - fai come ti dico". Così il Rondone strappò l'occhio del Principe, e volò via verso la soffitta dove abitava il giovane scrittore. Fu abbastanza facile entrare, dato che c'era un buco nel tetto. Il giovane teneva la testa fra le mani, perciò non sentì il battito delle ali dell'uccello, e quando alzò gli occhi trovò il bellissimo zaffiro tra le violette bianche e rosse. "Sto cominciando ad essere apprezzato esclamò, - questo è da parte di un grande ammiratore. Ora io posso finire il mio lavoro" e nel suo sguardo passò finalmente la felicità. Il giorno seguente il Rondone volò sul porto. Si posò sull'albero maestro di un grande vascello e guardò i marinai che trasportavano grandi casse fuori dalla stiva per mezzo di corde di canapa. "Oh, issa!" urlavano appena una cassa veniva su. "Sto andando in Egitto" gridò il Rondone, ma nessuno lo capì, e, quando la luna spuntò, volò dal Principe Felice. "Sono venuto a salutarti" gli disse. "Rondine, rondine, rondinella - supplicò il Principe, - starai con me ancora una notte?" "E' inverno - rispose il Rondone, - e la fredda neve scenderà ben presto. In Egitto il sole è caldo sui palmeti verdi, e il coccodrillo si allunga pigramente nella palude. Le mie compagne stanno costruendo un nido nel Tempio di Baalbec, e le colombe rosa e bianche stanno guardandoli e tubano fra loro. Caro Principe, io devo lasciarti, ma non ti dimenticherò, e la prossima primavera ti porterò due bellissimi gioielli in cambio di quelli che hai ceduto. Il rubino sarà più rosso di una rosa rossa, e lo zaffiro sarà blu come il grande mare". "Nella piazza giù in basso - lo interruppe il Principe Felice, - c'è una piccola fiammiferaia . Ha lasciato cadere i fiammiferi nel fango, e sono tutti rovinati. Suo padre la picchierà se lei non porterà a casa un po' di denaro, e per questo sta piangendo. Non ha scarpe né calze, e la sua testolina è scoperta. Strappami l'altro occhio, e daglielo, così suo padre non la picchierà". "Starò con te un'altra notte - sospirò il Rondone, - ma non posso strapparti un altro occhio. Diventeresti cieco". "Rondine, rondine, rondinella - disse il Principe,- fai come ti dico". Così il Rondone strappò l'altro occhio al Principe. Poi passò, volando impetuoso, vicino alla fiammiferaia, e fece scivolare il gioiello nel palmo della sua mano. "Che splendido pezzo di vetro" esclamò la ragazzina; e corse a casa ridendo. Quindi il Rondone tornò dal Principe. "Ora sei cieco - gli disse, - starò con te per sempre". "No, Rondinella - disse il povero Principe, - devi volare in Egitto". "Starò con te per sempre" insisté il Rondone, e dormì ai piedi del Principe. Tutti i giorni che seguirono il Rondone si sedette sulla spalla del Principe e gli raccontò quello che aveva visto di strano nelle terre dove era stato. Gli parlò degli ibis rossi, che stavano in lunghe file sulle rive del Nilo, trasportando pesci rossi nel becco; della Sfinge, che è vecchia come il mondo, e vive nel deserto, e conosce ogni cosa; dei mercanti, che camminano lentamente al fianco dei loro cammelli, portando rosari d'ambra nella mano; del re della Montagna della Luna, che è nero come l'ebano, e adora una grossa sfera di cristallo; e del grande serpente verde che dorme tra le palme, e ha venti preti che lo nutrono di torte al miele; e dei Pigmei che navigano su un grande lago a bordo di una vasta foglia piatta, e sono sempre in guerra con le farfalle. "Caro Rondone - disse il Principe, - tu hai visto cose meravigliose, ma più meravigliosa di tutto è la sofferenza di un uomo e di una donna. Non c'è mistero tanto grande quanto la miseria. Vola sulla mia città, piccola Rondine, e dimmi cosa vedi laggiù". Così il Rondone volò sulla grande città e vide i ricchi che si divertivano nelle loro bellissime case, mentre i mendicanti chiedevano l'elemosina davanti ai loro portoni. Volò sui vicoli bui e vide la faccia smunta dei bambini affamati che osservavano tristemente la strada desolata. Sotto l'arco del ponte due ragazzini stavano distesi l'uno nelle braccia dell'altro nel tentativo di difendersi dal freddo. "Che fame!" si lamentavano di tanto in tanto. "Non potete stare qui" gridò loro la guardia, e i due se ne andarono, vagabondi sotto la pioggia. Allora il Rondone tornò indietro per raccontare al Principe quello che aveva visto. "Io sono coperto di oro prezioso - disse il Principe, - prendilo, foglia per foglia, e portalo ai poveri; gli uomini sono sempre convinti che l'oro dia la felicità". Il Rondone staccò foglia dopo foglia l'oro del quale era rivestito il Principe, fino a che egli non apparve del tutto scuro e grigio. Foglia dopo foglia l'oro preziosissimo venne portato ai poveri, e la faccia dei bambini si fece colorita, e iniziarono a ridere e a giocare nella strada. "Ora abbiamo il pane!" gridarono. Poi allora scese la neve, e dopo la neve arrivò il gelo. Le strade sembrava fossero fatte d'argento tanto erano cristalline e luccicanti; lunghi ghiaccioli pendevano dalle grondaie delle case, le persone indossavano le pellicce, e i bambini portavano berretti scarlatti e pattinavano sul ghiaccio. Il povero Rondone sentiva sempre più freddo, ma non avrebbe mai lasciato il Principe, lo amava troppo. Beccò un po' di mollica davanti al negozio del panettiere senza essere visto, e tentò di mantenersi al caldo battendo continuamente le ali. Ma infine capì che la morte si stava avvicinando. Gli restò la forza per andare una volta ancora sulla spalla del Principe. "Arrivederci, caro Principe! - mormorò. - Permettete che vi baci la mano?" "Sono felice che tu stia partendo per l'Egitto disse il Principe, - sei rimasto troppo a lungo con me; ma vorrei che tu mi baciassi sulle labbra, perché io ti amo". "Non è in Egitto che sto andando - disse il Rondone, - sto per entrare nella Casa della Morte. La Morte è la sorella del Sonno, non è vero?" Baciò il Principe Felice sulle labbra, e cadde al suolo morto. In quel momento uno strano scricchiolio si sentì arrivare da dentro la statua, come se qualcosa si fosse rotto. In effetti il cuore di piombo si era spezzato proprio in due. Certamente era stato il gelo. La mattina dopo, di buon'ora, il Sindaco si trovò a passeggiare nella piazza, sotto la statua, accompagnato dal Consigliere della Torre. Quando passarono davanti alla colonna guardarono in su e il primo disse: "Cielo! Com'è malvestito il Principe Felice!". "Che aspetto miserabile!" replicò il secondo, che era sempre d'accordo con il Sindaco; e salirono sul piedistallo per controllare meglio. "Il rubino è caduto dalla spada, il Principe non ha più gli occhi e non è più ricoperto d'oro - esclamò il Sindaco, - è poco meglio di un mendicante!" "Un po' meglio di un mendicante" ribadì il Consigliere della Torre. "E c'è anche un uccello morto ai suoi piedi! continuò il Sindaco. - Dobbiamo dichiarare pubblicamente che all'uccello non era stato accordato il permesso di morire qui". E il Segretario Comunale redasse un bando. Quindi la statua del Principe Felice venne abbattuta. "Poiché non è più bella a vedersi, non è più nemmeno utile" disse il Professore d'Arte dell'Università. Quindi venne fusa in una fornace, e il Sindaco riunì il Consiglio per decidere che cosa si dovesse farne del metallo ottenuto. "Naturalmente, dobbiamo costruire un'altra statua - egli disse, - e sarà la mia effigie". "No, sarà la mia" disse ognuno dei Consiglieri, e cominciarono tutti a protestare. L'ultima volta che li ho sentiti parlare stavano ancora discutendo a chi andava dedicata la statua. "Che strana cosa! - disse il capo fabbrica agli operai della fonderia. - Questo cuore di piombo spezzato non riesce a fondersi. Dovremo gettarlo via". Così egli lo buttò tra i rifiuti, proprio dove giaceva anche il Rondone morto. "Portami le due cose più preziose che ci sono nella città" disse Dio ad uno dei suoi Angeli; e l'Angelo gli portò il cuore di piombo e l'uccello morto. "Hai scelto bene - disse, lodandolo, Dio, - perché nel mio giardino in Paradiso questo uccellino canterà per sempre, e nella mia città d'oro il Principe Felice sarà il simbolo della mia gloria". May 13 "Sempre caro mi fu quest'ermo colle""Piccola Città, bastardo posto...
ma sono qui nei pensieri le strade di ieri, e tornano visi e dolori e stagioni, amori e mattoni che parlano..."
Sapevi di Vita, sai di nostalgia, saprai di lontano...
Misero Colle fatto di polvere, cemento e palazzi senza storia.
"...piango e non rimpiango, la tua polvere, il tuo fango, le tue vite, le tue pietre, l'oro e il marmo, le catapecchie:
così diversa sei adesso, io son sempre lo stesso, sempre diverso,
cerco le notti ed il fiasco, se muoio rinasco, finchè non finirà."
[Ascoltando "Piccola Città" - Francesco Guccini] April 29 La linea della VitaE così dopo tempo immemore mi ripresento, in punta di piedi e bussando ovviamente; l'educazione prima di tutto.
Volevo esordire, lasciando i miei migliori auguri alla dolcissima Elisa che da un pò è entrata nel Club dei Patentati, rinnovando i miei ringraziamenti per la marea di complimenti: perdonami se l'ho fatto tanto dopo, ma arrivo sempre in ritardo agli 2appuntamenti con la Vita, e a volte leggermente in anticipo.
Periodo molto molto intenso: sono giorni che non riesco a ritagliarmi un attimo per svagarmi: mi divido tra scuola, due ristoranti e un'auto da rimettere in sesto...
Proprio l'altro giorno dentro la doccia riflettevo che sono cresciuto, forse troppo per la mia età, ma soprattutto l'ho fatto senza accorgermene; e poi un giorno mentre l'acqua tiepida scorre sulla mia pelle mi rendo conto d'esser cambiato, d'aver perso di vista i luoghi, le azioni e le compagnie della mia prima adolescenza e di averne scoperti altri; tutto talmente in fretta! ma non rimpiango niente, anzi.
Ripensando che non troppo tempo fa litigavo col mio gemellino per chi dovesse star davanti al sedile vicino alla mamma, ed ora alla mamma chiedo di spostare la gamba perchè devo far retromarcia...
Lo so che soffri perchè son cresciuto, lo so che ti riempe di gioia vedere come, e lo so che lo sai: che il mio è un contratto a termine, che non sono fatto per affondare le radici in un posto, sento il vento chiamare (tributo alla bellissima Binoche) e devo partire, lo sai, lo so.
Sono sempre stato speciale, non strano, speciale diceva la mia maestra; speciale perchè avevo sogni inafferrabili, perchè mi ostinavo a capire Dio, perchè soffrivo per i miei difetti, e perchè ero e sono incostante e leggero come l'aria, perchè mi stufo presto di tutto: dai luoghi alle persone passando per i misteri...
Mamma, sono già partito: lo so, lo sai.
E di te non mi stancherò mai.
[Ascoltando "Velasquez" - Roberto Vecchioni] April 04 Vite a metàCerte notti...
Certe notti mi ritrovo davanti allo schermo del mio computer con un lieve mal di testa che minaccia di farsi sempre più forte...
Certe notti al buio mi vien voglia di scrivere, di scrivere per ore, parlando di tutto, raccontando a metà ed esprimendo, ahimè, niente di quello che sento: la mia eterna maledizione.
Certe notti mi sento deluso dal Mondo, mi affido a te e mi deludi anche tu; e allora mi chiudo in me, mi allontano, mi proteggo dal Resto.
E proprio quando sembra ormai tutto perduto, mi aggrappo all'innocenza di un cane per ritrovar fiducia nella Vita, per riniziare a sognare.
Un piccolo e umile "chevalier", un corteggiatore paziente e delicato, peloso sì, ma non si può aver tutto dalla Vita.
Un silenzioso guerriero che si è appostato davanti la soglia del mio portone ormai da 2-3 giorni: aspetta discreto che scenda, a volte delle ore, sfidando le condizioni atmosferiche per vederla poco più di 10 minuti, non si ferma davanti alle intimidazioni della sua famiglia, la segue, la difende da chi la importuna senza chiedere nulla in cambio, solo poterla vedere, poterle strofinare il musetto, agitare la coda e poi a casa; altre ore di paziente attesa.
Siamo diventati amici, mi "accompagna" per le strade della mia città forse sperando che interceda per lui alla mia cagnetta...
Ho sperato, devo ammetterlo, che si fosse affezionato a me, che mi avesse scelto come amico, ma aspetta lei: "Ciò che Amore può fare, Amore tenta".
La cavalleria non è andata perduta: ho scoperto mio malgrado che noi maschietti dovremmo farci insegnare da un cane come si corteggia una dama...
E poi la chiamano Vita Da Cani?!
[Ascoltando "Piccola Città" - Francesco Guccini] March 15 Storie di ordinaria folliaL'aria disegna il mio profilo, il vento soffia e si scontra con il mio corpo e con il mio spirito vuoto...
Vuoto: mi stanno rendendo sterile, si aggrappano alle pareti del mio carattere staccando ciò che di buono c'è rimasto.
E come sempre mi deludono!
Sono incazzato!
E lo so Gnè, ingrandisco sempre tutto, del resto abbiamo solo 19 anni: sono problemi stupidi ma io devo sempre declinarli con i miei principi di merda, con le mie ideologie! Lo so.
E forse è per questo che assorbo come una spugna, ferendomi: perchè sopravvaluto le persone, mi ci affido troppo convinto di ciò in cui credo.
Riesco a creare di un miserissimo conflitto in una scuola, a cui peraltro non devo niente, una guerra in cui ovviamente speravo di non esser solo.
Ma lo so, è perchè sono solo stupidaggini che mi sento ridicolo, ridicolo a star male per dei valori che non centrano un cazzo con una litigata a scuola, eccazzo! è vero.
P.s. Per chi non l'avesse capito: io adoro scrivere, adoro scrivere ovunque e comunque...
Ma è proprio perchè ho rispetto dell'unica mia vera mia passione che non mi limito a scriver 4 stronzate per prendere un 6,
proprio perchè ho rispetto della Scrittura che non scendo a compromessi e preferisco prender 2 piuttosto che partorire qualcosa di cui dovrò poi vergognarmi, chi con me ha passato anche solo un anno di scuola dovrebbe saperlo bene; non sono fatto per la comune mediocrità (ndr.).
[Ascoltando la mia coscienza ancora, sempre e comunque] February 28 Binari mortiLa settimana per me inizia il Martedì: primo giorno di lavoro.
E dopo una settimana di meritatissime ferie, riniziare la normale routine è ancora più difficile.
Eppure queste ferie m'hanno aiutato a delineare i contorni della mia Vita: si, li sento lontani, li sento lontani nei discorsi, negli obiettivi, negli interessi e nei contenuti.
Posso tranquillamente parlare di accanimento terapeutico verso un pezzo di vita che mi è difficile abbandonare, nonostante sia consapevole che ha molte meno chance di sopravvivere del "Prodi-bis"!
E allora mi domando: Sono io ad essere cresciuto troppo per la mia età o sono loro che non sono cresciuti affatto dopo quei meravigliosi 15 anni?
Eppure io mi sento vivo! Mi sento più che mai adrenalinico e sempre più amante di questa Vita!
Gli ho voluto bene, davvero. In Loro confidavo e su Loro avrei scommesso di tutto.
Fino a qualche mese fa, quando lottavo e mi accendevo come un cerino contro chi mi svelava la triste realtà.
Ed ora più il tempo passa più mi convinco a staccare la spina; non la loro, la mia.
Ma è dura, è molto dura, perchè con loro sono praticamente cresciuto, e senza accorgermene abbiamo cambiato strada.
Ho molto da dire, io, preda di un'implosione devastante, molto da voler far capire, troppo.
Vorrei svegliarvi, vorrei gridare, ed invece mi sento un mimo dalla poca abilità.
Ok, capito. A volte li perdi, a volte li scopri... a volte li ritrovi: amici.
(Lo spero)
[Sforzandomi di ascoltare "A muso duro" - Pierangelo Bertoli] |
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